Iran, urla dal silenzio ma l?Occidente è sempre sordo
Centoquarantesima vittima del boia nella Repubblica islamica nel 2009, seconda donna, Delara è stata uccisa senza che fossero rispettate neanche le procedure di legge, che prevedono l’obbligo di comunicare almeno 48 ore prima l’imminente esecuzione all’avvocato del condannato a morte, affinché i familiari possano presenziarvi: il padre della ragazza è stato ricoverato in ospedale in stato di shock, dopo aver appreso la notizia.
Non più tardi di due settimane fa il vertice dell’apparato giudiziario locale, l’ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi aveva disposto la sospensione dell’esecuzione per due mesi, al fine di consentire un’eventuale composizione con i familiari della vittima; lo stesso Presidente iraniano Ahmadinejad, alla vigilia della partenza per la controversa Conferenza ONU sul razzismo di Ginevra, aveva garantito il proprio impegno personale per un nuovo ed equo processo nei confronti della giovane pittrice.
Autoaccusatasi del delitto al momento dell’arresto, per coprire il suo fidanzato e nella convinzione di potersi sottrarre alla condanna capitale in quanto minorenne, Delara nel corso del processo aveva ritrattato negando ogni responsabilità, ma non è stata creduta, nonostante i risultati dell’autopsia avessero dimostrato che le pugnalate alla vittima fossero state inferte da un destrorso e non da una mancina come lei (il ragazzo è invece stato condannato a dieci anni di reclusione).
Inutile è stata la campagna lanciata nel 2006 da Amnesty International per salvarla dal patibolo, inutile la mobilitazione di Human Rights Watch, così come vani sono risultati gli appelli di vari governi occidentali, compreso quello italiano, perché Delara fruisse di un processo equo e, se riconosciuta colpevole, non fosse condannata a morte in quanto minorenne all’epoca dei fatti.
Fonte:
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=240293&IDCategoria=2682


